01 ottobre 2005

Zio Pasqualino


Ricordo di Zio Pasqualino Colella
Il mio primo fan
di Michele Gioiosa

Il 29 settembre scorso, mentre stavamo in famiglia, gustando l’ottimo “pupurat” per San Michele, apprendevamo la notizia della scomparsa di Zio Pasqualino. L’atmosfera, prima gioiosa, cambiò in un istante e rimasi completamente raggelato. Anche se, purtroppo, la salute del mio caro zio ultimamente era sempre più in discesa, la notizia della dipartita di un tuo caro comunque ottiene un effetto devastante... E allora con la memoria mi piace ripercorrere i momenti belli e importanti a fianco di mio Zio Pasqualino, perché in questi 43 anni è stato sempre presente nei momenti importanti della mia vita e iniziò così: appena tornato dal Canada, il 5 gennaio 1962, giorno della mia nascita, scrisse uno striscione “E’ nato Michelino” lo mise sopra la Topolino e se ne andò in giro per la città.
Era lo zio per antonomasia, che tutti gli amici ci invidiavano; zio Pasqualino era presente nella nostra vita con i giocattoli che ci costruiva e con i suoi giochi. Ogni volta che ci veniva incontro, io e miei cugini, Enzo (il figlio di Zio Pasqualino), Nazario e Michele, gli saltavamo addosso e lui non si risparmiava per giocare insieme. La sua gioia di vivere era contagiosa. In estate tutti i bambini andavano nella Topolino di zio Pasqualino; così riempiva l’auto di figli e nipoti e partiva a tutto gas sulla sabbia della strada dell’Istmo, saltando sulle buche, procurando il divertimento e le grida di tutti i bambini nell’auto.
Poi, il 27 dicembre 1971, al matrimonio di nostri parenti (vedi foto), ad un certo punto salì sul palco, prese il microfono e mi presentò. Avevo quasi dieci anni; chiamato da zio Pasqualino, non potevo tirarmi indietro, così salii su quel palco e suonai qualcosa all’organo elettronico del complesso che allietava la serata. Da allora zio Pasqualino è stata una presenza assidua in tutti i miei concerti qui in città, la sua voce inconfondibile (bbbbiiiissss) trascinava l’uditorio all’ovazione.
Zio Pasqualino era un artista e, come tutti gli artisti, un po’ viveva in quel suo mondo fantastico in cui molti suoi amici cercavano, invano, di entrare.
Amava gli scherzi; per vedere gli amici allegri, una trentina di anni fa, si inventò San Pasquale (17 maggio), da festeggiare ogni dieci anni. Così la prima festa fu a base di fave fresche; gli invitati, dopo l’ennesima fava, chiedevano altro da mangiare e zio Pasqualino tirava fuori altre fave... Dopo 10 anni la cena fu a base di ceci...
Zio Pasqualino amava tutti e tutti lo amavano. In qualsiasi momento lo salutavi, zio Pasqualino rispondeva sempre con una mano e un sorriso; sempre, anche quando non aveva lo spirito adatto.
E i miei amici... tanti amici e tanti musicisti che hanno conosciuto zio Pasqualino (era impossibile non incontrarlo, in quanto per andare a casa sua doveva passare prima da casa dei miei genitori e lo faceva sempre, tutti i giorni) lo chiamavano ZIO PASQUALINO; era impossibile chiamarlo diversamente proprio perché la sua simpatia e immediatezza colpivano chi gli era vicino.
Anche se vederlo tutti i giorni era normale, la sua compagnia era sempre straordinaria; la sua vita voleva viverla intensamente, la normalità e la noia non avevano posto.
Dal giorno, non lontano, che è partito per Chieti, tutte le sere, passando davanti casa sua, mi giravo e gli dicevo: “Ciao, zio Pasqualì”. Ora quel “Ciao, zio Pasqualì” è molto più intimo, immediato e rarefatto.
Uomo generoso e sensibile, zio Pasqualino ha lasciato molte opere che ne conserveranno la memoria, come una serie di bellissime cartoline, disegnate, sul tema della nostra città, la bellissima vetrata nella Chiesa del Carmine e molte statue restaurate. Non si contano le sue presenze nelle premiazioni dei Concorsi musicali che organizzo, in cui, quasi sempre, ha regalato ai vincitori suoi lavori.
Anche se gli 82 anni avevano segnato il suo corpo, il suo spirito era molto più giovane e tutti quelli che lo hanno conosciuto lo hanno ammirato anche per questo.
E’ stato grande zio Pasqualino: ci ha insegnato cosa significa amare la famiglia, amare la propria moglie, credere in Dio e in alcuni punti fermi.
Uomo di chiesa e innamorato della preghiera, il suo esempio rimarrà nella memoria non solo dei suoi figli e nipoti, ma anche di tanta gente che semplicemente lo ha conosciuto e amato.
Mi piace terminare con alcune frasi che zio Pasqualino era solito dire:
“Amare e non essere amati è tempo perduto”. Questo lo diceva sempre quando era arrabbiato ma non lo ha mai messo in pratica, grazie alla sua grande generosità.
Al termine di un lavoro diceva sempre: “Come disse il marito dopo aver ucciso la terza moglie: anche questa è fatta”.
Quando invece era solito congedarsi dalla comitiva diceva: “Come il marito disse alla moglie in visita al manicomio: - K fa tu ruman?”
Ciao, zio Pasqualì! Non ti dimenticheremo mai!

2 Comments:

At 9:54 AM, Blogger Michele said...

Mi associo al vostro dolore. Conoscevo poco il professor Colella, ma la sua fama di persona e di insegnante ha sempre provocato in me una grande ammirazione.

 
At 12:54 PM, Anonymous Leo said...

Caro Michele, unito nel dolore per la perdita del tuo caro Zio Pasquale, voglio esprimerti le sensazioni che ho provato durante la messa ai suoi funerali. Per quanto mi sono sforzato, non sono riuscito a ricordarlo in momenti di rabbia, in verità di lui ricordo solo il suo sorriso. Anche a me, che conosceva marginalmente, nell'incontrarmi stringeva la mano con il suo bel sorriso sulle labbra, lui rispettava, ero amico di suo nipote. Era una persona speciale e senza esagerare dico un "Grande" che tanto ha dato alla Città di San Nicandro Garganico. Penso che mancherà un pò a tutti. Un abbraccione a te Michele ed a tutta la famiglia Colella.

 

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